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Showy Boys: eletto il consiglio direttivo

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Il presidente Masciullo racconta una stagione di successi

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E’ serie C. La Showy Boys brinda alla promozione

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Under 13 3vs3 campione provinciale

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Coppa Puglia: emozioni e gioie di una vittoria

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Showy Boys Galatina campione di Puglia

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L’Assemblea dei soci approva il bilancio

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La Showy Boys Galatina è Scuola Regionale di Pallavolo

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Più interattivo, più social. Il sito si rinnova

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Idee, valori, passione. La Showy Boys e la sua storia

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Il metodo

volley palloneCosa significa educare attraverso lo sport? Crediamo che lo sport debba essere un’attività educativa gratificante, festosa e socializzante. Possiamo dire che lo sport è più che una semplice attività motoria e si riferisce a un sistema di valori che è compatibile con il sistema di valori dell’educazione sotto ogni aspetto: per esempio, la dialettica individuo-gruppo in seno alla squadra o alla comunità in genere; la partecipazione a una realtà sociale che ha le proprie regole e in cui bisogna inserirsi; il sentimento di appartenenza a una comunità.

Lo sport, e lo sport di squadra in particolare, è una delle forme più efficaci di socializzazione: ciascun individuo ha il proprio modo di giocare, il proprio ruolo ed è al servizio degli altri; l’individuo si pone in rapporto agli altri e il proprio valore personale è amplificato dalla squadra-collettività.

Da qui, consegue il desiderio di superamento personale, una sorta di slancio, positivo e dinamico, per perfezionarsi personalmente ed essere un elemento attivo del gruppo e, d’altra parte, servire al meglio la comunità alla quale si appartiene. Infatti, quando la pallavolo pensa di educare i ragazzi e i giovani, considerando solo il loro aspetto sportivo, sbaglia: per cultura diffusa, infatti, si è abituati a ridurre l’esperienza sportiva a un solo aspetto della vita delle persone, mentre lo sport è coinvolgimento totale della persona. Crediamo che lo sport sia in grado di sostenere la pluralità di attività, evitandone l’assolutizzazione che è contro la crescita dell’uomo e ostacola un servizio educativo completo.

Il metodo utilizzato è l’approccio didattico-educativo non “direttivo”, rivolto alla persona nella sua globalità, piuttosto che alle sue sole caratteristiche motorie. Riteniamo basilare che l’attività sportiva, proprio perché riconosciuta con valenza educativa, debba essere affidata ad allenatori e dirigenti che siano veri educatori, motivati, generosi, disponibili all’ascolto e alla formazione come persone in crescita.

Per educare occorre partire dalla realtà delle persone che si hanno di fronte: è necessario avere ben chiaro un progetto educativo che risponda alle domande: “a quale ragazzo vogliamo tendere?” e “verso quali valori dirigiamo il nostro servizio?”. Per rispondere a tali domande è necessario conoscere le esigenze e i bisogni dei ragazzi, anche per rispettare il presupposto di educazione a partire dalla realtà giovanile. Perciò, la domanda è: “cosa ricercano i bambini e i ragazzi nello sport?”. I ragazzi, dai più piccoli ai più grandi, ricercano se stessi in un ambito dove poter crescere e scoprirsi nelle proprie qualità e nei propri limiti. Hanno bisogno di una conferma della loro persona e se ciò avviene in un ambito dove non è dovuta e non è d’obbligo è più gradita. La ricerca di amicizia e di un gruppo è positiva e rende sicuri e più forti. Rispondendo al bisogno di appartenenza, attraverso la pallavolo, seriamente praticata, si scoprono poi rinnovati valori e forti legami di squadra che sollevano dall’affrontare da soli vicende emotive o tensioni personali extra-palestra.

Il bisogno di sentirsi parte di un gruppo rinforza il senso di appartenenza alla squadra, che diviene il luogo in cui trovare un posto, svolgere la propria funzione, potersi rapportare con altri, essere stimolato ad assumersi la proprie responsabilità. L’importante è porsi sempre in relazione e in gioco come persona.

Un latro aspetto importante della crescita è il rapporto del ragazzo con il proprio corpo: attraverso lo sport, le amicizie, il senso di appartenenza rinforzato spesso all’interno dello spogliatoio si lavora per trasmettere un’equilibrata cultura del fisico. Gli educatori e i compagni di squadra in questo rappresentano importanti riferimenti e possibilità di confronto reale e veritiero. Quindi, attraverso la pallavolo, “quale ragazzo vogliamo formare?”.

Un ragazzo …
– rispettoso delle regole;
– responsabile di se stesso;
– con caratteristiche personali rafforzate, che lo qualifichino;
– fiducioso nelle proprie capacità;
– capace di stare in relazione con altri e di scoprire la ricchezza dello stare insieme;
– felice di collaborare con gli altri;
– curioso della vita;
– consapevole dei propri limiti e desideroso di superarsi con fatica ogni giorno;
– libero, generoso e capace di accoglienza.

“La pallavolo è un virus che si inocula nel dna e dal quale non si guarisce più”. Lorenzo Dallari (Giornalista sportivo)

Con il progetto “Scuola Volley” vogliamo favorire un’esperienza di personalizzazione in un contesto comunitario, dove diversità non sia motivo di separazione o emarginazione, ma occasione di arricchimento reciproco. Lo sport è fondato su una dimensione comunitaria perché la squadra è un gruppo dove ciascuno può essere accolto ed accogliere, può svolgere la propria funzione e comprendere le proprie potenzialità e limiti, imparare a rapportarsi con altri, essere stimolato ad assumersi le proprie responsabilità, esprimere creatività personale, apprendere il rispetto delle regole, riconoscere le sfide e discernere quali accettare e quali evitare. Per cui, a chi gioca viene detto che “non tutto è dovuto, ma è giusto che impari a guadagnarsi qualcosa con fatica e si conosca il prezzo del sacrificio e del rifiuto”.

E’ importante, infine, aiutare i ragazzi a non chiudersi nello sport, ma andare oltre lo sport stesso per scoprire il significato e il valore di vita legato ad esso.

Quindi, il progetto intende agevolare la crescita della società sportiva verso la costruzione di una “comunità” che risponda a questi requisiti:
– ambiente “abitabile”, in cui ogni persona si trovi a proprio agio;
– clima “familiare” che permetta l’instaurare di legami profondi;
– sensibilità a tutto ciò che è positivo nelle persone e nei gruppi;
– attenzione a quella realtà e a quei processi culturali e sociali che abbattano ogni divisione e barriera;
– capacità di “sognare in grande” andando al di là delle cose immediate e desiderando sempre qualcosa di meglio;
– capacità di osservare ed evidenziare ogni risorsa personale, scoprendo attitudini e capacità, anche nascoste;
– fedeltà al passato, perché riconosce le sue radici, soprattutto in chi ci ha consegnato oggi un’eredità;
– fedeltà al presente, perché fa gesti concreti e lascia il segno di nuovi modi di pensare, di parlare e di agire;
– fedeltà al futuro, perché traccia un cammino e indica la direzione di marcia.

locandina-corsi-2016-1g

 

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