L’under 13 della Showy Boys si prepara al debutto in campionato

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Alessano, Alezio e Specchia nel girone dei biancoverdi. Ai nastri di partenza il campionato provinciale under 13 3vs3 .....

Al via il campionato 3D Young maschile della Showy Boys

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Dopo il team femminile, in campo anche i ragazzi bianco-verdi. Debutto della Centrauto Group Showy Boys Galatina nel .....

La Showy Boys partecipa con una squadra femminile al torneo 3D Young

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E’ il primo team rosa per la società bianco-verde. La Oxanet.it Showy Boys Galatina partecipa con un suo .....

Ufficializzati tre tornei di beach volley

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Nel mese di luglio due tornei serie beach 3 e uno under 19. Estate a tutto beach volley .....

Accesso alla fase regionale per la Showy Boys under 18

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Il team under 18 tra i più rappresentantivi della Puglia. La Showy Boys Galatina continua a far parlare .....

Medaglia d’argento under 18 per la Showy Boys Galatina

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In vantaggio per 2-0, i bianco-verdi cedono al tie-break. Medaglia d’argento per la Showy Boys Galatina nella final .....

Nuovo riconoscimento Fipav alla Showy Boys

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La società bianco-verde vede premiato il suo impegno sul territorio. Un nuovo importante riconoscimento a livello nazionale per .....

L’Assemblea dei soci approva il consuntivo 2018

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Il conto consuntivo finanziario è pubblicato online. Domenica 3 febbraio si è riunita l’Assemblea ordinaria dei soci della .....

La Showy Boys presenta la mobile app ufficiale

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Si amplia la piattaforma di comunicazione della società bianco-verde. E’ di oggi il lancio della nuova app mobile .....

I giovanissimi della Showy Boys al primo raduno stagionale Volley S3

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Mister Codazzo: “Una festa dello sport per i nostri allievi e le loro famiglie”.  Un pomeriggio all’insegna del .....

E’ boom di adesioni al corso minivolley

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Grande successo per il nuovo corso della Showy Boys Galatina. “Sono felicissima, ho scoperto una grande famiglia”. Non .....

Riparte la Scuola Volley per i giovani della Showy Boys

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Al via il “Lab Showy” Laboratorio di sport e di formazione. Riparte la Scuola Volley della Showy Boys .....

Gianluca Nuzzo alla guida del settore giovanile e prima squadra

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Si riparte dal progetto Scuola Volley e dalla formazione dei più giovani. Gianluca Nuzzo continuerà a ricoprire l’incarico .....

Aperte le iscrizioni ai corsi di pallavolo per ragazze e ragazzi

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Riparte l’attività della Scuola Volley per l’avviamento e la formazione tecnica. Definito il programma della Scuola Volley 2018-19 .....

Certificazione di Qualità Attività giovanile

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Marchio d’Argento Fipav per la Showy Boys, tra le sei di Puglia.  Con delibera del Consiglio Federale Fipav, .....

Showy Boys under 14 al secondo posto provinciale

Showy Boys under 14 al secondo posto provinciale

Sconfitta per 3-0 nella finalissima. Secondo posto per la Showy Boys Galatina nella finale provinciale categoria under 14. .....

La Showy Boys Galatina è Scuola Regionale di Pallavolo

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La Showy Boys Galatina ha ottenuto dalla Fipav la qualifica di Scuola Regionale di Pallavolo per il biennio 2016/2018. .....

Normativa

“SHOWY BOYS” E’ UN MARCHIO REGISTRATO

La denominazione “Showy Boys” e il marchio sociale sono registrati (n. 0001538696) e tutelati giuridicamente dal Ministero dello Sviluppo Economico (U.I.B.M.). La Showy Boys A.S.D. ha l’autorizzazione all’uso esclusivo della denominazione e dello stesso marchio.

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1. DEFINIZIONE DI MARCHIO

Il marchio è il più importante dei segni distintivi dell’impresa, di cui contraddistingue i prodotti e i servizi. Sul piano economico esso è oggi utilizzato (e tutelato) non solo come strumento per informare il pubblico della provenienza dei prodotti o servizi per cui è usato da una determinata impresa (la tradizionale funzione di «indicazione di provenienza»), ma anche come simbolo di tutte le altre componenti del «messaggio» che il pubblico ricollega, appunto attraverso il marchio, ai prodotti o ai servizi per i quali esso viene usato, comprese le informazioni e le suggestioni diffuse attraverso la pubblicità, su cui si concentra oggi il valore di mercato dei marchi più famosi (la nuova funzione di «strumento di comunicazione»).

Nel nostro ordinamento sia il marchio registrato (concesso dall’Ufficio italiano brevetti e marchi per una durata di dieci anni, ma rinnovabile senza limiti per eguali periodi), sia il marchio non registrato (tutelato sulla base della notorietà conseguita sul mercato) sono oggi inquadrati tra i diritti di proprietà industriale (artt. 1 e 2 codice della proprietà industriale: d.lgs. 10.2.2005, n. 30, modificato da ultimo dal d.lgs. 10.8.2010, n. 131, di qui in poi c.p.i.) e la loro disciplina sostanziale deriva dalla dir. n. 89/104/CEE (ora, nella versione codificata, dir. n. 2008/95/CE) e dalle prescrizioni del TRIPs Agreement.

2. LA NOZIONE DI SEGNO E LA CAPACITÀ DISTINTIVA

In quanto strumento di comunicazione, il marchio deve consistere in una realtà che i consumatori percepiscano come «segno», cioè come portatrice di un significato, venendo così idealmente a distinguerlo dal prodotto o servizio contrassegnato; questo significato deve poi essere «distintivo», ossia il segno dev’essere percepito come l’indicatore (anche) dell’esistenza di un’esclusiva sul suo uso in un certo settore.

3. L’USO DEL MARCHIO

Il marchio si configura come un’esclusiva, ossia come il diritto di usare (o far usare) il segno che ne forma oggetto per i prodotti o servizi delle tipologie per cui è stato registrato o è comunque noto, ad esclusione di ogni altro soggetto. Per ragioni essenzialmente fiscali i prodotti e i servizi sono divisi in 45 classi merceologiche e la registrazione può essere chiesta per una o più di tali classi e per tutti o alcuni dei prodotti o servizi che ne fanno parte, fermo restando che per i marchi usati i limiti dell’esclusiva dipendono essenzialmente dalla percezione del pubblico.

4. LE FUNZIONI DEL MARCHIO E IL SUO AMBITO DI PROTEZIONE

La sfera di esclusiva attribuita dal marchio è disciplinata dagli artt. 20 e 21 c.p.i. e 9 e 12 RMC ed è formalmente articolata su tre livelli, per cui costituisce contraffazione, ossia violazione dell’esclusiva sul marchio:

a) l’uso di un segno identico al marchio per prodotti o servizi identici a quelli per cui esso è stato registrato; b) l’uso di un segno identico o simile al marchio, per prodotti o servizi identici o affini, se a causa dell’identità o somiglianza fra i segni e dell’identità o affinità fra i prodotti o servizi, possa determinarsi un rischio di confusione per il pubblico, che può consistere anche in un rischio di associazione tra segni; e c) l’uso di un segno identico o simile al marchio registrato per prodotti o servizi anche non affini, se il marchio goda di rinomanza e se l’uso del segno senza giusto motivo consente di trarre indebitamente vantaggio dal carattere distintivo o dalla rinomanza del marchio o reca pregiudizio ad essi.

La prima e la terza di queste previsioni sono state spesso interpretate come eccezioni alla «regola» ricavabile dalla seconda di esse: la protezione «normale» del marchio sarebbe cioè ancora quella contro la confondibilità (che sino alla dir. n. 89/104/CEE ne segnava il limite), salvo che per i «marchi che godono di rinomanza», tutelati ogni volta che il pubblico possa istituire un «nesso» tra il segno dell’imitatore ed il marchio imitato, da cui derivino l’indebito vantaggio o il pregiudizio cui fa riferimento la terza di queste previsioni (C. giust. CE, 23.10.2003, C-408/01, Adidas c. Fitnessworld, in Riv. dir. ind., 2004, I, 130 ss.), e ciò anche in caso di usi non confusorî su prodotti affini a quelli per cui il marchio è stato registrato (C. giust. CE, 9.1.2003, C-292/00, Davidoff). Si è però chiarito che marchi di rinomanza non sono solo quelli celeberrimi, ma tutti quelli conosciuti nel loro settore (C. giust. CE, 14.9.1999, C-375/97, General Motors, in Riv. dir. ind., 2000, II, 255 ss. e in Giur. ann. dir. ind., 1999, n. 4120), cosicché il rapporto regola-eccezione tra la tutela contro l’imitazione confusoria e quella contro l’imitazione non confusoria non è più attuale e la confondibilità va intesa piuttosto come un caso particolare di uso idoneo a determinare un approfittamento o un pregiudizio rispetto a notorietà e capacità distintiva del marchio.

L’approfittamento sussiste quando dall’uso di un segno eguale o simile derivi un agganciamento parassitario all’immagine legata al marchio imitato (cfr. Trib. Milano, 4.3.1999, in Giur. ann. dir. ind., 1999, 977 ss., in un caso di parodia; e Trib. Milano, decr. 28.10.2005 e Trib. Milano, ord. 14.11.2005, ivi, 2005,1096), come anche nel cybersquatting, ossia nell’adozione dell’altrui marchio famoso come domain name su internet, per aumentare il numero dei visitatori del sito (cfr. Trib. Napoli, ord. 81.2002, in Dir. inf., 2002, 359 ss.; Trib. Milano, 6.6.2002, in Giur. ann. dir. ind., 2002, 949 ss.), o ancora, sempre su internet, nell’uso del marchio altrui come meta tag, cioè come parola nascosta all’interno del sito (Trib. Monza, ord. 16.7.2002, in Dir. ind., 2003, 55 ss.; Trib. Napoli, 20.12.2002, in Giur. ann. dir. ind., 2003, 668 ss.), o come keyword di un motore di ricerca (C. giust. CE, 18.6.2009, C-487/07, L’Oréal, e C. giust. CE, 23.3.2010, C-236-238/08, Google). A un pregiudizio danno invece luogo l’uso del segno-copia per prodotti o servizi scadenti o comunque incompatibili con il messaggio legato al marchio imitato (cfr. ancora Trib. Milano, 4.3.1999, Trib. Milano, decr. 28.10.2005 e Trib. Milano, ord. 14.11.2005, citt.) o tale per cui «il marchio anteriore non risulta più in grado di suscitare un’immediata associazione con i beni per i quali è stato registrato ed utilizzato» (così Trib. CE, sez. II, 25.5.2005, T-67/04).

5. LA TUTELA PENALE

Sul piano penale gli artt. 473 e 474 c.p. puniscono con la reclusione e la multa la produzione e la circolazione di prodotti recanti «marchi o segni distintivi contraffatti o alterati». Per entrambi i reati si prevedono confisca (art. 474 bis c.p.) e una circostanza aggravante ove siano «commessi in modo sistematico ovvero attraverso l’allestimento di mezzi e attività organizzate» (art. 474 ter c.p.). Benché inquadrati tra i delitti contro la fede pubblica, questi reati sono plurioffensivi, in quanto bene giuridico tutelato è anche il diritto patrimoniale del titolare del segno imitato (Rossi Vannini, A., La tutela penale dei segni distintivi, in Trattato diritto penale dell’impresa, diretto da A. Di Amato, IV, Padova, 1993, 118).

Tutte queste norme presuppongono la confondibilità, che però la giurisprudenza, dopo alcuni sbandamenti (Cass. pen., 23.2.2000, in Dir. ind., 2000, 109 ss., sulla liceità del «falso grossolano», sconfessata già da Cass. pen., 14.12.2000, in Riv. pen., 2001, 16), intende in senso ampio, includendovi anche la post-sale confusion (così Cass. pen., 17.3.2004, n. 12926, in Guida dir., 2004, fasc. 27, 58).

– FONTI NORMATIVE –

Artt. 2563-2574 c.c.; artt. 100 e 102 l. 22.4.1941, n. 633; artt. 473, 474, 474 bis, 474 ter, 517 e 517 ter c.p.; d.lgs. 10.2.2005, n. 30 (c.p.i.); d.lgs. 13.8.2010, n. 131; dir. 21.12.1988 n. 89/104/CEE (ora dir. n. 2008/95/CE); reg. n. 2009/207/CE (già reg. n. 40/94/CE: RMC); TRIPs Agreement (Agreement on Trade Related Aspects of Intellectual Property Rights, adottato a Marrakech nel 1994); reg. n. 2006/509/CE; reg. n. 99/1493/CE; Convenzione di Unione di Parigi.

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